lunedì 26 gennaio 2009

Micame di Livio Boriello


Una fenomenologia del quotidiano svolta per prospettive estranianti, a volte violentemente materiche, a volte meditative e astratte
Valerio Magrelli - Nuovi Argomenti

Borriello getta uno sguardo ironico e tragico sul mondo occidentale, rifiutando radicalmente tutto ciò che non sia una profonda e consapevole percezione del sé.
Andrea Di Consoli - L'Unità

Siamo di fronte a un'impresa smisurata, al tentativo di accedere alla vera densità delle cose, densità che è sempre lontana dalle diluizioni del contingente più prosaico e dai grumi artificiosi del lirismo.
Franco Arminio - Il Corriere del Mezzogiorno

Un libro splendido
Tiziano Scarpa - http://www.ilprimoamore.com/

Borriello non è autore da esibirsi in virtuosismi: il suo compito è quello di fornire una scansione esatta ma soprattutto completa del suo percepire. Il risultato è un libro fresco, vivo, che spinge spesso al sorriso
Elio Paoloni – Il Domenicale

Un libro non convenuto, un primum nel suo genere che, più che leggerlo, va eseguito con i propri strumenti, rivissuto nella musica e nel rumore, cercando di lasciare, grazie proprio al molto pensare e sentire, la vita fresca
Enrico Capodaglio - Istmi

I frammenti di Mica me folgorano l'immaginazione come scritte sui muri, concrezioni di cemento e lampeggianti insegne di una metropoli contemporanea, versetti subliminali e allucinati, segni familiari e terrificanti che cercano di fissare per un istante il disfacimento e l'incessante trasformazione del mondo
Laura Mauriello - Voyelles

Uno spaccato di esistenzialismo da Terzo Millennio, in cui la scrittura comunica e riflette le ansie e le inquietudini di una società in frenetica trasformazione
Stefania Marotti - Il Mattino

Micame è un romanzo deflagrato da ricostruire. Un libro particolarissimo, sostenuto da una lingua costantemente poeticizzante e rigorosa, tagliente, sempre limpidissima.
Carla Cirillo - Il Sannio

Un libro di drammatica bellezza, tessitura di aforismi che hanno talvolta tensione lirica in un continuo movimento di pensiero, e la cui forma apollinea non è altro che secrezione sedimentata della tragica tensione dionisiaca
Enzo Rega - La mosca di MIlano


Si sono inoltre occupati del libro in interviste, articoli collettivi o riviste web:
Roberto Saviano, Silvio Perrella, Natascia Festa, Carlo Bordini, Enrico De Vivo, Filippo Ferraro, Lucio Angelini, Elisabetta Buffa, Antonella Russoniello, Antonietta Gnerre e altri.

Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza editore) di Farnco Arminio


Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza editore)

Un libro splendido che dice tutto e di più sulla nostra umanità residuale.
Marco Belpoliti, L’Espresso

Ecco un prosatore di livello eccelso, uno della stirpe dei Manganelli, dei Parise, dei Celati.
Emanuele Trevi, Alias, Il Manifesto

Arminio ha una voce originale, scrive benissimo, e il suo potrebbe anche essere il libro di viaggio più interessante di questo anno.
Claudio Visentin, Il Sole 24 ore

Il problema di Arminio è quello di fare libro, di questa sua scrittura straordinaria. Nella bella collana «Contromano» di Laterza questo piccolo miracolo è avvenuto.
Andrea Cortellessa, La Stampa

Arminio ci dimostra, con questo libro indimenticabile e commovente, che si può fare letteratura con gli antieroi, con i falliti, con le parole non dette, con le azioni non fatte, con gli uomini silenziosi, con i non-paesaggi, con la desolazione delle piazze deserte, a dimostrazione dell’assunto che un grande scrittore non ha bisogno della Storia o della cronaca nera per toccare il cuore caldo e spaventato degli uomini.
Andrea Di Consoli, L’Unità

Qui, il paesaggio vale invece come un corpo: “Schiene di terra che si abbassano verso il mare in cui ogni paese è una vertebra isolata”. Ne è venuto fuori un libro molto bello. Un libro ossimoro: teso tra lirica e romanzo. Come sia stato possibile non lo so.
Massimo Onori, L’Avvenire

I suoi esercizi pongono fine alla sua attività di osservatore del territorio e la paesologia diventa in maniera definitiva un artificio retorico che può guadagnarsi il titolo di letteratura: dare il nome alle cose, inseguire l’autenticità che lì si trova nascosta, sfuggire all’inganno delle apparenze per scavare nel profondo.
Generoso Picone, Il Mattino

Sarò impazzito ma mi sono arciconvinto che la letteratura, la buona letteratura, sia sempre un’opera di misericordia. Moltissimi libri riguardano il consolare gli infermi. Alcuni consigliano i dubbiosi, altri insegnano agli ignoranti. “Vento forte tra Macedonia e Candela(Laterza) mi sembra l’unico libro che visiti gli infermi.
Camillo Langone, Il Foglio

Vogliamo sperare che anche il bel libro di Arminio inviti a riprendere finalmente in forma organica un problema così rilevante. Si tenga solo presente che, se, per dirla con lui, nella lingua dei «paesi» l'alfabeto comincia con la lettera «d» di desolazione, in un domani per nulla lontano potremo constatare che desolazione è anche l'unica parola di questa lingua.Giuseppe Galasso, Corriere del Mezzogiorno

Franco Arminio non è un uomo, ma è un luogo, è il suo paese e cento e più paesi d’Irpinia, i cinquemila paesi d’Italia, i milioni di paesi del mondo, perché Franco Arminio è il poeta della paesologia, è lo scrittore dei paesi, dei luoghi che non ci sono più, che sono sulla carta geografica, ma avrebbero bisogno di un WWF tutto per loro: Franco Arminio è il nostro WWF.
Paolo Saggese, Ottopagine

Solo un attento osservatore, che con tecnica da antropologo s’immerge negli ambienti da raccontare, respirandone i profumi e gli umori, ma soprattutto uno che non è fuggito via, scegliendo di rimanere da queste parti, come Arminio ha potuto cogliere l’impressione alla lunga inquietante che trasmettono i paesi minori delle zone interne dell’Irpinia.
Carlo Picone, Corriere

Una mappa di luoghi che rimangono appiccicati alla nostra memoria di lettori con la stessa presa salda dei sensi dell’autore che ha trasformato tutto questo in una serie di racconti formidabili. Provare a leggere per credere!
Alberto Cellotto, Check-Out

Arminio riesce a coniugare con uno stile narrativo personalissimo e poetico l’impegno civile all’analitica dei luoghi del sud contemporaneo, nella prova di frontiera di una etnologia soggettiva pronunciata sempre con acuminata intelligenza letteraria.
Mauro Minervino, Il quotidiano della Calabria

Un reportage narrativo, quello di Arminio, che ci restituisce l’immagine di tanti paesi italiani sconosciuti ai più, che possono essere compresi solo se esplorati a piedi, e ascoltati, nel silenzio che li avvolge, avendo cura di non guardare l’orologio.
Maria Grazia Rongo, La Gazzetta del Mezzogiorno

Una lunga meditazione attraverso l’Appennino, sulla vita e sul senso dell’andare. Franco Arminio incontra se stesso, prima di incontrare le persone e i loro villaggi. E descrive un’Italia che c’è ancora.
Francesca Dallatana, La Gazzetta di Parma

Un documento letterario di forte carica etica, la cui voce ha una grana “raffinata”, nel senso anche di “essenziale”, e, pur nell’asciuttezza, una tensione lirica che si apre a componimenti poetici che, qua e là, svelano la trama stessa della prosa descrittivo-narrativa di un autore che è nato poeta (che è poeta nato).
Enzo Rega, La Mosca di Milano

Ils ne sont pas français!


Ils ne sont pas français! Non solo scrittori francesi: la librairie Voyelles di Torino ospita sabato 31 gennaiotre scrittori campani, rappresentanti di quella nuova onda checerca nella cultura le basi per una rifondazione etica e sociale delSud. "Un libro splendido che dice di tutto e di più sulla nostraumanità residuale” scrive Marco Belpoliti sull’Espresso di “Vento fortetra Lacedonia e candela " (Laterza), presentato dal poeta e paesologo Franco Arminio.Livio Borriello ci porta la sua opera prima “ Mica me” (Orientexpress), “Una fenomenologia del quotidiano svolta per prospettiveestranianti, a volte violentemente materiche, a volte meditative e astratte" , come l'ha definita Valerio Magrelli su Nuovi Argomenti.Francesco Forlani, scrittore, vivace animatore di blog famosi come Nazione Indiana, dopopiù di un decennio trascorso a Parigi, torna a pubblicare in Italia e ci presenta il suo “Autoreverse” (L'ancora del mediterraneo), un libro a due lati come idischi o le cassette di una volta, una ricerca intensa e appassionante sulle tracce di Cesare Pavese.

sabato 7 luglio 2007

Sensuoni di Oliviero Nomis

Sono un sensuonatore
dissonante
risnante
riassuonante
Assonante
ansimante
anasimante
arrisonante assussurrante
armoricante abbagliacchiante
anzitempo andante
transsussuonante eroscomicante
marterellante mozzicheggiante
svelenosante inassoldante
insottomettente insurgente insurgerente
insommettibile inassociabile
dekapitalizzante antidisumanante
contromortifero
controdanzocanterellante
filogioioso
prodirompente
semperluttante
amator di cosmo fertile
di cibo e acqua
a tutte le nostre sorelle
e ai nostri fratelli
umani
e animali

Modesta proposta di gioco condiviso
giocare a creare sensuoni
nuove parole per senso sensualità e suono
i bambini lo fanno
coinvolgersi nella costruzione
di un linguaggio appassionante
e vendere a metro la scrittura
scritta a mano per ogni uso possibile
per un uso giocoso e socievole
la passione di vivere
il grande vecchio nuovo gioco
da giocare insieme.

Barocco sbarrocato sbarrato sbarrificante
sbarocchino sbariccheggiante sbarrichinante
incanto meraviglia horror vacui vacuescente
vuotificante dettaglio flore faune
faunificanti perdizione textura ricca
larga abbondante oltrecuidante
tessimento textibile tessificante
nostro inquieto alieno oltranzoso
gene scritturante scoppieggiante
fluorescente fauneggiante fornificante
fiato ficoso futile fosforeggiante
filo filabile filifugo fluescente fluminante
filmabile filuminoso filmante
fisicabile fisicante
figante figoso figheggiante
fotoabile fotolussureggiante
fondabile fronzoso faunante mostrante
mostrificoso mostreggiante mostrignante
mostrificante
monstrum mostrato mostrante
vivido morente