
Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza editore)
Un libro splendido che dice tutto e di più sulla nostra umanità residuale.
Marco Belpoliti, L’Espresso
Ecco un prosatore di livello eccelso, uno della stirpe dei Manganelli, dei Parise, dei Celati.
Emanuele Trevi, Alias, Il Manifesto
Arminio ha una voce originale, scrive benissimo, e il suo potrebbe anche essere il libro di viaggio più interessante di questo anno.
Claudio Visentin, Il Sole 24 ore
Il problema di Arminio è quello di fare libro, di questa sua scrittura straordinaria. Nella bella collana «Contromano» di Laterza questo piccolo miracolo è avvenuto.
Andrea Cortellessa, La Stampa
Arminio ci dimostra, con questo libro indimenticabile e commovente, che si può fare letteratura con gli antieroi, con i falliti, con le parole non dette, con le azioni non fatte, con gli uomini silenziosi, con i non-paesaggi, con la desolazione delle piazze deserte, a dimostrazione dell’assunto che un grande scrittore non ha bisogno della Storia o della cronaca nera per toccare il cuore caldo e spaventato degli uomini.
Andrea Di Consoli, L’Unità
Qui, il paesaggio vale invece come un corpo: “Schiene di terra che si abbassano verso il mare in cui ogni paese è una vertebra isolata”. Ne è venuto fuori un libro molto bello. Un libro ossimoro: teso tra lirica e romanzo. Come sia stato possibile non lo so.
Massimo Onori, L’Avvenire
I suoi esercizi pongono fine alla sua attività di osservatore del territorio e la paesologia diventa in maniera definitiva un artificio retorico che può guadagnarsi il titolo di letteratura: dare il nome alle cose, inseguire l’autenticità che lì si trova nascosta, sfuggire all’inganno delle apparenze per scavare nel profondo.
Generoso Picone, Il Mattino
Sarò impazzito ma mi sono arciconvinto che la letteratura, la buona letteratura, sia sempre un’opera di misericordia. Moltissimi libri riguardano il consolare gli infermi. Alcuni consigliano i dubbiosi, altri insegnano agli ignoranti. “Vento forte tra Macedonia e Candela(Laterza) mi sembra l’unico libro che visiti gli infermi.
Camillo Langone, Il Foglio
Vogliamo sperare che anche il bel libro di Arminio inviti a riprendere finalmente in forma organica un problema così rilevante. Si tenga solo presente che, se, per dirla con lui, nella lingua dei «paesi» l'alfabeto comincia con la lettera «d» di desolazione, in un domani per nulla lontano potremo constatare che desolazione è anche l'unica parola di questa lingua.Giuseppe Galasso, Corriere del Mezzogiorno
Franco Arminio non è un uomo, ma è un luogo, è il suo paese e cento e più paesi d’Irpinia, i cinquemila paesi d’Italia, i milioni di paesi del mondo, perché Franco Arminio è il poeta della paesologia, è lo scrittore dei paesi, dei luoghi che non ci sono più, che sono sulla carta geografica, ma avrebbero bisogno di un WWF tutto per loro: Franco Arminio è il nostro WWF.
Paolo Saggese, Ottopagine
Solo un attento osservatore, che con tecnica da antropologo s’immerge negli ambienti da raccontare, respirandone i profumi e gli umori, ma soprattutto uno che non è fuggito via, scegliendo di rimanere da queste parti, come Arminio ha potuto cogliere l’impressione alla lunga inquietante che trasmettono i paesi minori delle zone interne dell’Irpinia.
Carlo Picone, Corriere
Una mappa di luoghi che rimangono appiccicati alla nostra memoria di lettori con la stessa presa salda dei sensi dell’autore che ha trasformato tutto questo in una serie di racconti formidabili. Provare a leggere per credere!
Alberto Cellotto, Check-Out
Arminio riesce a coniugare con uno stile narrativo personalissimo e poetico l’impegno civile all’analitica dei luoghi del sud contemporaneo, nella prova di frontiera di una etnologia soggettiva pronunciata sempre con acuminata intelligenza letteraria.
Mauro Minervino, Il quotidiano della Calabria
Un reportage narrativo, quello di Arminio, che ci restituisce l’immagine di tanti paesi italiani sconosciuti ai più, che possono essere compresi solo se esplorati a piedi, e ascoltati, nel silenzio che li avvolge, avendo cura di non guardare l’orologio.
Maria Grazia Rongo, La Gazzetta del Mezzogiorno
Una lunga meditazione attraverso l’Appennino, sulla vita e sul senso dell’andare. Franco Arminio incontra se stesso, prima di incontrare le persone e i loro villaggi. E descrive un’Italia che c’è ancora.
Francesca Dallatana, La Gazzetta di Parma
Un documento letterario di forte carica etica, la cui voce ha una grana “raffinata”, nel senso anche di “essenziale”, e, pur nell’asciuttezza, una tensione lirica che si apre a componimenti poetici che, qua e là, svelano la trama stessa della prosa descrittivo-narrativa di un autore che è nato poeta (che è poeta nato).
Enzo Rega, La Mosca di Milano
Un libro splendido che dice tutto e di più sulla nostra umanità residuale.
Marco Belpoliti, L’Espresso
Ecco un prosatore di livello eccelso, uno della stirpe dei Manganelli, dei Parise, dei Celati.
Emanuele Trevi, Alias, Il Manifesto
Arminio ha una voce originale, scrive benissimo, e il suo potrebbe anche essere il libro di viaggio più interessante di questo anno.
Claudio Visentin, Il Sole 24 ore
Il problema di Arminio è quello di fare libro, di questa sua scrittura straordinaria. Nella bella collana «Contromano» di Laterza questo piccolo miracolo è avvenuto.
Andrea Cortellessa, La Stampa
Arminio ci dimostra, con questo libro indimenticabile e commovente, che si può fare letteratura con gli antieroi, con i falliti, con le parole non dette, con le azioni non fatte, con gli uomini silenziosi, con i non-paesaggi, con la desolazione delle piazze deserte, a dimostrazione dell’assunto che un grande scrittore non ha bisogno della Storia o della cronaca nera per toccare il cuore caldo e spaventato degli uomini.
Andrea Di Consoli, L’Unità
Qui, il paesaggio vale invece come un corpo: “Schiene di terra che si abbassano verso il mare in cui ogni paese è una vertebra isolata”. Ne è venuto fuori un libro molto bello. Un libro ossimoro: teso tra lirica e romanzo. Come sia stato possibile non lo so.
Massimo Onori, L’Avvenire
I suoi esercizi pongono fine alla sua attività di osservatore del territorio e la paesologia diventa in maniera definitiva un artificio retorico che può guadagnarsi il titolo di letteratura: dare il nome alle cose, inseguire l’autenticità che lì si trova nascosta, sfuggire all’inganno delle apparenze per scavare nel profondo.
Generoso Picone, Il Mattino
Sarò impazzito ma mi sono arciconvinto che la letteratura, la buona letteratura, sia sempre un’opera di misericordia. Moltissimi libri riguardano il consolare gli infermi. Alcuni consigliano i dubbiosi, altri insegnano agli ignoranti. “Vento forte tra Macedonia e Candela(Laterza) mi sembra l’unico libro che visiti gli infermi.
Camillo Langone, Il Foglio
Vogliamo sperare che anche il bel libro di Arminio inviti a riprendere finalmente in forma organica un problema così rilevante. Si tenga solo presente che, se, per dirla con lui, nella lingua dei «paesi» l'alfabeto comincia con la lettera «d» di desolazione, in un domani per nulla lontano potremo constatare che desolazione è anche l'unica parola di questa lingua.Giuseppe Galasso, Corriere del Mezzogiorno
Franco Arminio non è un uomo, ma è un luogo, è il suo paese e cento e più paesi d’Irpinia, i cinquemila paesi d’Italia, i milioni di paesi del mondo, perché Franco Arminio è il poeta della paesologia, è lo scrittore dei paesi, dei luoghi che non ci sono più, che sono sulla carta geografica, ma avrebbero bisogno di un WWF tutto per loro: Franco Arminio è il nostro WWF.
Paolo Saggese, Ottopagine
Solo un attento osservatore, che con tecnica da antropologo s’immerge negli ambienti da raccontare, respirandone i profumi e gli umori, ma soprattutto uno che non è fuggito via, scegliendo di rimanere da queste parti, come Arminio ha potuto cogliere l’impressione alla lunga inquietante che trasmettono i paesi minori delle zone interne dell’Irpinia.
Carlo Picone, Corriere
Una mappa di luoghi che rimangono appiccicati alla nostra memoria di lettori con la stessa presa salda dei sensi dell’autore che ha trasformato tutto questo in una serie di racconti formidabili. Provare a leggere per credere!
Alberto Cellotto, Check-Out
Arminio riesce a coniugare con uno stile narrativo personalissimo e poetico l’impegno civile all’analitica dei luoghi del sud contemporaneo, nella prova di frontiera di una etnologia soggettiva pronunciata sempre con acuminata intelligenza letteraria.
Mauro Minervino, Il quotidiano della Calabria
Un reportage narrativo, quello di Arminio, che ci restituisce l’immagine di tanti paesi italiani sconosciuti ai più, che possono essere compresi solo se esplorati a piedi, e ascoltati, nel silenzio che li avvolge, avendo cura di non guardare l’orologio.
Maria Grazia Rongo, La Gazzetta del Mezzogiorno
Una lunga meditazione attraverso l’Appennino, sulla vita e sul senso dell’andare. Franco Arminio incontra se stesso, prima di incontrare le persone e i loro villaggi. E descrive un’Italia che c’è ancora.
Francesca Dallatana, La Gazzetta di Parma
Un documento letterario di forte carica etica, la cui voce ha una grana “raffinata”, nel senso anche di “essenziale”, e, pur nell’asciuttezza, una tensione lirica che si apre a componimenti poetici che, qua e là, svelano la trama stessa della prosa descrittivo-narrativa di un autore che è nato poeta (che è poeta nato).
Enzo Rega, La Mosca di Milano

4 commenti:
necessita di verificare:)
imparato molto
Good post and this enter helped me alot in my college assignement. Gratefulness you as your information.
Brim over I assent to but I about the post should have more info then it has.
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